
Il processo produttivo

Il mosto dopo la sua separazione dalle trebbie, ossia dai residui insolubili della miscela, che saranno usati come foraggio per gli animali, passa alla cottura attraverso l’immersione in una caldaia e riscaldato fino al punto di ebollizione.
La durata della cottura dipende dal tipo di birra che s'intende produrre. In genere non scende quasi mai sotto l'ora ed è raro che si oltrepassino le due ore e mezzo. La bollitura, che serve tra l'altro per la sterilizzazione e la concentrazione del mosto, avviene a vapore o mediante getti ad alta pressione di acqua bollente, anche se vi sono alcune birrerie che usano ancora il fuoco diritto. La temperatura alla quale il mosto viene sottoposto è di fondamentale importanza, poiché gran parte delle sue trasformazioni biochimiche dipendono da essa.
Durante la cottura viene effettuata un'altra importante operazione: l'aggiunta del luppolo, che conferisce il caratteristico sapore amarognolo alla birra, nonché l'inconfondibile aroma. La sala di cottura è considerata il cuore della birreria, forse perché in molti stabilimenti si trovano ancora le grandi caldaie di rame: indissolubile legame con il passato e la tradizione birraria. Un tempo si usava soltanto il rame per la costruzione di questi "cipolloni", poiché è un buon conduttore di calore. Il mosto viene raffreddato e portato a temperature adatte alla fermentazione: dai 4 ai 6 gradi per la bassa.





