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La Storia di Birra Napoli

  La storia che stiamo per raccontare affonda le sue radici nella terra del sole, nella città nota in tutto il modo per il carattere e l’estro del suo popolo: Napoli. 

 Per risalire, tuttavia, ai primi passi della produzione birraria napoletana occorre andare indietro nel tempo, quando, sotto il governo borbonico, come pure nella Roma papalina, la produzione della birra era in mano a piccoli imprenditori di origine svizzera, che si muovevano su e giù per la nostra penisola con estrema disinvoltura e spirito innovatore, alla ricerca dei mercati più interessanti dello Stivale.

Fu a Napoli dunque, ancora Capitale del Regno delle Due Sicilie, che nel 1851 iniziò la storia della birreria di Capodimonte nel quartiere Stella, uno dei più antichi della città, che prende il nome dal Santuario della Stella, chiamato così per via della presenza al suo interno della raffigurazione della Madonna con una stella sul capo.
Ai primi dell’Ottocento, durante il regno di Gioacchino Murat, il quartiere aveva subito una profonda ristrutturazione, con la creazione di un asse viario rettilineo per raggiungere la Reggia di Capodimonte, divenuta residenza del nuovo sovrano.

In tale quartiere e in tale via, periferici rispetto al centro storico e caratterizzati da orti, grotte, chiese e annessi monasteri, palazzi nobiliari e proprietà di confraternite religiose, un membro della famiglia di imprenditori svizzeri Caflisch intraprese nel 1851 la produzione di birra.

L’immobile preso in locazione da Caflisch “per uso di fabbrica di birra” è descritto così in uno degli atti notarili attestanti i vari passaggi di gestione o proprietà: “Comprensorio di case diviso in più membri di abitazione, con giardinetti e grotte incavate nel monte e spiazzo in piano alla detta strada” (“via Nuova Capodimonte a destra salendo”).

Il riferimento alle grotte di tufo, presenti all’interno dell’area dello stabilimento, ci porta immediatamente ai tempi antichi, durante i quali la collina di Capodimonte fu sede sia della necropoli greco-romana che delle catacombe cristiane, come quelle di San Gennaro, San Gaudioso, e San Severo. Per la sua natura incontaminata il quartiere si sviluppò
urbanisticamente dalla fine del XVI secolo fino al XVIII, diventando l’area prescelta da nobili e ricchi borghesi napoletani per le proprie dimore.
Negli anni successivi furono apportate alla fabbrica di birra varie “opere di fabbriche, migliorie ed innovazioni”, per accrescere la capacità produttiva dello stabilimento, che nel 1856 fu acquistato da Luigi Caflisch per la cifra di 53.975 ducati borbonici.

Al nome di Luigi Caflisch è legata la storia della pasticceria e della distilleria napoletana otto e novecentesca: membro di una famiglia svizzera originaria di Trins, in Tirolo, Luigi si recò giovanissimo prima a Livorno e poi a Roma e Napoli, dove da apprendista pasticciere divenne poi titolare di pasticcerie proprie, tra cui la celebre pasticceria di via Toledo 255, punto di riferimento della vita ghiotta partenopea fino a tempi recenti.

Capitale, dove il suo destino si intrecciò – per un simpatico caso della sorte – con la fabbrica di Birra Peroni, tanto che l’immobile della fabbrica Peroni presso il Colosseo era di proprietà degli svizzeri Caflish-Wital e i Peroni ne furono locatari. La Napoli borbonica era una città fiorente, colta e operosa, dove non a caso nel 1812 era nata la Napoli – Portici, la prima linea ferroviaria costruita in territorio italiano, inaugurata il 3 ottobre 1839 con una lunghezza di 7,25 chilometri.

La fabbrica di birra di Capodimonte visse alti e bassi passando da un ramo della famiglia Caflisch ad un altro, finché per effetto di divisione tra Luigi Caflisch e la sorella Anna, sposata con Giovanni Wital, la proprietà passò ai Wital, altra famiglia di imprenditori svizzeri attivi nel Sud d’Italia. Fu infine Anna Caflisch coniugata Wital l’ultima erede della genia svizzera che vendette l’immobile alle Birrerie Meridionali nel 1904.

Dopo un primo periodo di assestamento societario e prima della stasi degli anni di guerra, le Birrerie Meridionali conobbero una stagione di grande vivacità, documentata da investimenti pubblicitari che hanno lasciato traccia in locandine, manifesti, calendari e culminata nel lancio del marchio Birra Napoli, registrato nel 1919.

La creazione di un brand dal nome più immediato, strettamente connesso all’identità della città, con cui rilanciare il consumo birrario dopo le ristrettezze dei tempi di guerra, fu supportata da corposi investimenti sulle dotazioni industriali dello stabilimento di Capodimonte, che assunse i connotati di una moderna fabbrica di birra, ghiaccio e acque gassose.

Per rappresentare il nuovo marchio sul versante pubblicitario fu ingaggiato un artista del calibro di Achille Luciano Mauzan, illustratore francese celebre per le locandine di produzioni della nascente industria cinematografica, che nel 1922 creò con l’Agenzia Maga una meravigliosa immagine per la Birra Napoli, destinata a tappezzare i muri della città e le pareti dei punti vendita.

 L’immagine creata da Mauzan per Birra Napoli, risalente al 1922, presenta una immagine su fondo scuro e uniforme, secondo lo stile tipico del collega Cappiello, anch’egli artista dell’agenzia Maga, definito dallo storico della pubblicità Ceserani “l’inventore del manifesto-marchio: un’opera che fulmineamente comunica l’essenza del prodotto e la sa rendere memorabile”.

Dopo il buon esordio sulla scena birraria degli anni Venti, le Birrerie Meridionali entrarono in una fase di difficoltà finanziarie, che nella seconda metà del decennio si aggravarono fino a creare le condizioni per l’acquisizione da parte di Birra Peroni.  L’espansione di Birra Peroni nella provincia napoletana tra il 1928 e il 1929 portò all’acquisto di un terreno in via Emanuele Gianturco, a Napoli, di proprietà delle Manifatture cotoniere meridionali, che fu trasformato in deposito e officina, e infine all’assunzione del pacchetto di maggioranza delle Birrerie Meridionali.
Nell’assemblea generale straordinaria del 23 aprile 1929 queste ultime cambiarono la propria denominazione sociale in Birra Peroni Meridionale, ma vediamo per gradi come vi si giunse.
Le Birrerie Meridionali avevano chiuso l’esercizio 1928 in perdita e già nel 1927 l’aumento di capitale era stato promosso per tamponare la difficile situazione finanziaria.
L’acquisizione della maggioranza del pacchetto azionario delle Birrerie Meridionali da parte della Birra Peroni fu, per quest’ultima, il più grosso affare fino allora realizzato, voluto e seguito in prima persona da Cesare Peroni, che in esso vide, a ragione, un passo decisivo verso l’attuazione di quella politica “meridionalistica” cui l’azienda aveva teso sin dalla sua costituzione, e nel cui solco si poneva il precedente investimento in terra pugliese.

La presa di possesso dello stabilimento napoletano riservò, come si narra, una piacevole sorpresa: nelle grotte che lo circondavano, scavate nella terra, fu trovata una ingente quantità di vuoti – preziose bottiglie di tutti i formati – e di materiale circolante in genere, che non era stato inventariato e dunque era sfuggito alla valutazione del prezzo di vendita.

Lo stabilimento Birra Peroni napoletano in via Nuova Capodimonte continuò ad essere operativo fino ai primi anni Cinquanta, quando con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Miano Birra Peroni innovò profondamente l’organizzazione della produzione.

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